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San Giacomo

San Giacomo da noi è considerato il patrono dei bovari e dei pascoli montani perché la sua festa (25 luglio) cade a metà della stagione dell’alpeggio e si stabiliva l’affitto ai proprietari della montagna in base al latte prodotto in quel giorno. Si hanno le prime notizie dell’esistenza della chiesa nel 1556 ma già nel 1297 forse è una delle “tre chiese esistenti” in Possagno. Opere significative qui presenti: due tele raffiguranti San Bartolomeo (dono di Don Bortolo Pastega); l’affresco esterno della Madonna del Latte e la vecchia statua lignea di San Giacomo.

Informazioni

La chiesa ha una facciata a capanna con spioventi retti da due mensole; il timpano è limitato inferiormente da una piccola cornice sporgente. Sotto si apre una finestra semicircolare con soglia in pietra. La linea di gronda è retta da pietra viva sporgente e assai robusta. Al lato sud si apre una finestra quadrata con stipiti in pietra, come la finestra della adiacente sacrestia. Sulla parete un pregevole affresco della Madonna del latte entro un tabernacolo ligneo. La vergine è rappresentata seduta con sulle ginocchia il Bambino che succhia il latte dal seno materno; è vestita di marron e con un manto riccamente decorato, che funge anche da velo sul capo e da cui fuoriesce una ciocca di capelli. Con la destra tiene il Bambino riccioluto, vestito con tunica a maniche lunghe decorata, stretta ai fianchi da un’alta fascia; l’altra mano è aperta verso il basso, quasi ad invitare i devoti. Il volto della Vergine, leggermente di tre quarti, è definito da una linea nitida e armoniosa; il collo è tornito con chiarezza sulle spalle. Pur con qualche impaccio, son ben disegnati gli occhi aperti, il naso, la bocca, il mento. Lo sfumato in rosa-marrone cerca di rendere la rotondità del viso. Il volto del Bambino, paffutello, di profilo è disegnato con una linea marcata e aureolato con una croce: l’aureola della Vergine è, invece, decorata. Alle spalle, l’alto schienale del trono è coperto da un drappo verde a fiori con bordo sulla parte sinistra; si nota anche il tentativo di rendere la prospettiva del sedile e le testate dei grossi braccioli. L’interno è un vano rettangolare con soffitto a spioventi e absidiola nella quale è posto l’altare in legno. Lo schienale ha al centro una nicchia con la statua lignea del Santo, stante, in atto di leggere un libro e con un bastone in mano; fattura artigianale abbastanza pregevole di G. Moroder. La nicchia è coperta da un catino a conchiglia e fiancheggiata da due colonne ioniche, scanalate, che reggono una cimasa con architrave rettilineo e decorazione superiore aggettante, rette da dentelli. Al coronamento delle volute articolate. Alle pareti sono quattro quadri a olio: a sinistra il Martirio di San Bartolomeo, motivo ripetuto anche su un quadretto sulla parete di destra; il quadro più grande sulla parete di sinistra è tutto riempito dalle due figure: del Santo, in atto di offerta di sè, e del carnefice che gli stacca un grosso lembo di pelle, con faccia grintosa e mano impietosa; l’altro ripete lo stesso motivo, ma con una scena più articolata e affollata di spettatori e il transito di San Giuseppe di gusto popolaresco, alla cui morte sono presenti la Vergine e Gesù. Sulla parete sinistra è figurato un santo vestito con piviale rosso, nel momento che è colpito con una spada da gente che irrompe da sinistra; sopra un angelo con palme e corone; ai piedi un altro angelo e un libro aperto; l’angelo regge una mitra; sulla destra dei carnefici fuggono spaventati, attraverso una porta, aperta verso l’esterno. In alto un altro santo con al mitra in capo e la Vergine con Bambino s’affacciano dalle nubi. La scena di sinistra è assai mossa e drammatica, nel contrasto fra gli assalitori e la calma del santo, la cui immagine è realizzata con buona sensibilità. Appese alla parete sono anche tre stampe pregevoli: San Antonio, con Bambino in braccio che gli accarezza il mento; San Domenico, con giglio, libro e corona del Rosario; Cuore Immacolato di Maria coronato di rose, dai vivaci colori. Sulla parete destra è un tondo in cotto con San Vincenzo De Paoli, che accoglie e consola un carcerato, legato in catene, opera di S. Serafin. In sacrestia vi è un’altra statua lignea di San Giacomo con il sanrocchino decorato da due conchiglie, il libro chiuso nella mano sinistra, in atto di predicare con la mano destra. La statua è quella originale collocata una volta sull’altare. Sulla chiesa si alza direttamente il fusto quadrato del campanile, dignitosa struttura con cella campanaria retta da quattro pilastri in “mavier”, su cui sono impostati i quattro archi della medesima pietra che poggiano su mensole di separazione; sulla cornice modanata e articolata sta la snella cuspide piramidale.

San Giacomo, patrono di Spagna è raffigurato vecchio e barbuto, vestito da pellegrino, con bastone, il libro e le conchiglie. Da noi è considerato il patrono dei bovari e dei pascoli montani perché la sua festa (25 luglio) cade a metà della stagione dell’alpeggio e si stabiliva l’affitto ai proprietari della montagna in base al latte prodotto in quel giorno. Grandi proprietari delle montagne possagnesi furono il Vescovo di Treviso e per tre secoli (dal ‘300 al ‘600) la famiglia dei da Martignago. 1920, vicino alla chiesa di San Giacomo, costituita la latteria sociale anonima cooperativa. La chiesa (di proprietà comunale, culto pubblico). 1556, prime notizie (visita pastorale vescovo di Treviso Corner): risulta costruito presso la Pastega e i Socal, località e cognomi delle grandi famiglie (proprietarie o livellarie di vari appezzamenti montani) che qui abitavano, che curarono forse l’edificazione della chiesa, appartenente a San Teonisto (/ma è dal 1260 che si celebra a San Giacomo, in Possagno e la scuola di San Teonisto veniva in questa chiesa nelle prime domeniche “e toglieva la perdonaza”; nel 1297, forse è una delle “tre chiese esistenti” in Possagno). 1776, visita pastorale Giustiniani: si distribuisce il pane il giorno del santo. 1940, rifatto il pavimento della chiesa, tolte le tavelle in cotto e posate pietre policrome provenienti dalla casa Canova lavori di Zan Martino e Antonio); 1975, portati in questa chiesa i banchi della chiesa dell’asilo; 1980?, restaurati campanile e chiesa. Oltre ad altre opere qui contenute, significative sono: due tele di San Bartolomeo (dono di don Bortolo Pastega, zio di M. Fantuzzo), l’affresco della Madonna del latte e la vecchia statua lignea di San Giacomo.

San Giacomo
STRUTTURA ARCHITETTONICA MATERIALE DI COSTRUZIONE STATO DI CONSERVAZIONE
Pianta rettangolare con sacrestia. Facciata e tetto a capanna. Abside rivolta ad oriente. Campanile nell’ambito della struttura. Contorno con sopra apertura finestrata a semicerchio. Sassi e mattoni. Tetto in tegole di cotto. Intonaco esterno in malta e ghiaia rosata tipica locale. Intonaco interno a calle con controsoffitto. Pavimentazione litoide a cassettoni in elementi bianchi, rossi, neri. Affresco esterno, parete sud. Discreto. Intonaco con segni di erosione. Traccia di un riempimento al centro della parete a nord della struttura.
ANALISI DELLE SINGOLE OPERE
SOGGETTO DIMENSIONI E MATERIALI STATO DI CONSERVAZIONE CAUSE DEL DEGRADO GIUDIZIO ARTISTICO
1Altare con statua lignea di San GiacomoLegno dipinto a imitazione del marmoBuonoDiscreto
2Statua lignea di San Giacomo (Goffredo Moroder)100x25 cm. - Legno dipinto a stucco bianco con fili in oroBuonoBuono
3San Giuseppe Martire60x70 - Olio su telaStrato pittorico da consolidare. Si intravvedono interventi precedenti.Consistente deposito di polveri e progressivo distaccamento dello strato pittorico. Discreto
4San Bartolomeo scorticato vivo66x72 - Olio su telaMolte lacuneDistacco della superficie pittoricaDiscreto
5San Bartolomeo120x120 - Olio su telaDiscretoUn segno verticale e qualche tarmaDiscreto
6San Vincenzo De Paoli (Siro Serafin)Tondo di cm. 67 - TerracottaBuonoBuono
7Statua lignea di San Giacomo100x40x28 - Legno dipintoQuasi scomparsa la parte cromatica, mano dx. corrosaDistacco del colore (Da restaurare)Rilevante
8Madonna del Latte80x155 - AffrescoPrecario. Erosione e distacco di intonaco.Agenti atmosfericiRilevante

Testo interamente tratto da: “Religiosità a Possagno” A cura dell’Assessorato alla cultura del Comune di Possagno, Edizioni Tipografia Melchiorri, Crespano del Grappa aprile 1994.

Indirizzo

31054 Possagno TV