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Santa Giustina

O beata solitudo, o sola beatitudo (o beata solitudine o sola beatitudine). Il motto può andar bene per tutte e due le chiese e i luoghi più cari alla tradizione e alla pietà religiosa dei Possagnesi (S. Rocco e S. Giustina). Ma certo esso meglio si addice a S. Giustina, veramente isolata e nascosta nella valle che dalla pianura conduceva lungo una strada romana, di cui esistono ancora le tracce e che una volta era la via di comunicazione principale che attraversava le colline, a Possagno. Se non fosse il campanile, visibile dal paese, non ci sarebbe segno che ne indica la presenza. 

Informazioni

O beata solitudo, o sola beatitudo (o beata solitudine o sola beatitudine). Il motto può andar bene per tutte e due le chiese e i luoghi più cari alla tradizione e alla pietà religiosa dei Possagnesi (S. Rocco e S. Giustina). Ma certo esso meglio si addice a S. Giustina, veramente isolata e nascosta nella valle che dalla pianura conduceva lungo una strada romana, di cui esistono ancora le tracce e che una volta era la via di comunicazione principale che attraversava le colline, a Possagno. Se non fosse il campanile, visibile dal paese, non ci sarebbe segno che ne indica la presenza.

La chiesa di Santa Giustina sorge tra Castelcucco e Possagno, presso il Col Muson, sul più occidentale dei valichi che un tempo mettevano in comunicazione la Valcavasia con la pianura. Con ogni probabilità è l’edificio sacro più antico di Possagno. La chiesa ha un’architettura semplice: la facciata è a capanna, con una porta fiancheggiata da due finestre, con stipiti in pietra; sopra la porta vi è una cornice sporgente, sormontata da una finestra semicircolare e da una piccola apertura ad occhio, strombata internamente. Gli spioventi del tetto sono chiusi da mensole; lateralmente, la linea di gronda è decorata con dentelli rettangolari sporgenti. Il campanile, a torre, ha sopra la porta la scritta: PIETATE ET CONCORDIA – MCMVII. La torre campanaria è impostata su un solido basamento a tronco di piramide, in pietra squadrata grossolanamente. Il fusto è a grossi mattoni, lavorati a mano; la cella campanaria, aperta ai quattro lati, è delimitata da due cornici sporgenti che reggono una modanatura. La facciata è preceduta da un recinto, delimitato da un basso muricciolo, che in antico conteneva un cimitero. Addossata al fianco sud della chiesa è una casa con soffitto retto da travicelli, su cui poggiano delle tavelle con decorazione bianca e rossa a rombo, motivo decorativo locale di antica tradizione. Essa è stata per decenni abitazione di eremiti. L’interno della chiesa, ad una navata, è diviso da un arco in due parti: il presbiterio con altare su basamento poligonale, chiuso da un’abside coperta a volta, con il pavimento, come quello della sacrestia, in cotto; la navata, con pavimento in pietra. L’altare ligneo ha uno schienale con tre nicchie, divise da colonne scanalate, nelle quali sono posti: al centro, la statua di S.Giustina, la cui nicchia è chiusa da un catino a forma di elegante conchiglia dorata; ai lati, i dipinti di S.Marta e di S.Prosdocimo, opere di Pierfrancesco Vardanega, in sostituzione delle immagini originali rubate. Il soffitto a capriate è realizzato in tavelle, con decorazione geometrica a rombi, bianca e rossa. Alle pareti sono appese una Via Crucis, una stampa del Crocifisso (dal Reni), una della Madonna Sistina e Cristo che predica dalla barca alle folle. In sacrestia, è notevole una graziosa piletta ottagonale in pietra, con le pareti sagomate con andamento curvilineo armonico, per formare la tazza che ha lo stesso movimento; sotto, un peduccio ottagonale chiude in maniera originale l’acquasantiera.

Santa Giustina, giovane vergine padovana (ca. II-III sec.): affrontò il martirio (sotto l’imperatore Massimiano, prima del 305 d.C.), con serenità e dignità. Per primo parlò di S.Giustina Venanzio Fortunato. Il suo culto si diffuse in tutto il Veneto: a Possagno, la presenza della venerazione a S.Giustina testimonia che l’evangelizzazione arrivò da noi con i missionari padovani, tra il IV e il V sec. d.C.

(Propr. parrocchiale, culto pubblico): posta a sud del paese, presso la contrada dei Cunial, sulla sella tra le Coe e il Col del Muson, a confine della parrocchia di Castelcucco (che la leggenda dice di aver sempre mosso liti con Possagno per averla in proprietà). Poggia su un fondo romano (per una lapide che sarebbe esistita fino al 1700, posta dal liberto Publio Terenzio in onore in onore della moglie Acilia), forse fu costruita “prima che in Padova prevalesse la diocesi di Aquileia, il che ci porterebbe al V sec. d.C. (Pavan) o forse all’inizio del VI sec.: “è quindi più antica della chiesa di S.Teonisto” (Agnoletti). Ebbe forse rango di pieve in epoca precedente alle invasioni longobarde; dal 21 maggio 1172 è sussidiaria della chiesa di S.Teonisto di Possagno (che dipendeva dal convento nonantolano di S.Maria Maggiore di TV) per effetto della donazione che ne fecero i proprietari conti Rover (che però rivendicarono la chiesa fino a tutto il XIV sec.) E’ probabile che nello stesso atto del 1172, i castelcucchesi abbiano ceduto a Possagno ogni diritto sulla chiesa, anche se una tradizionale rivalità vuole che Castelcucco rivendichi il diritto di officiare in S.Giustina. A S.Giustina solevano tenere le loro riunioni i Magnati pedemontani del sec. XIII. 1376 una colonna dell’esercito veneziano retta da Giacomo Rover sale da S.Giustina, fa strada per Possagno alla volta di Quero, contro il duca Leopoldo d’Austria. 1566, continua ad essere considerata cappella campestre di S.Teonisto. 1745, era tenuta da un eremita; 1778: era ben tenuta. 1785 (o 1715 o 1795), ampio e profondo restauro: forse è l’ampliamento della chiesa. 1836, gravi lesioni per il terremoto, “restaurata l’anno 1837”. 1890, si definiscono con certezza i confini tra Castelcucco e Possagno: la chiesa di S.Giustina resta possagnese. 1897 strada e chiesa “i possagnesi rinnovarono”. 1907, costruito il campanile (contribuirono tutti i fedeli e la cassa rurale con 50 £). 11-11-1928 Longhin visitò la chiesa. 1957, furto nella chiesa: tre tele forse secentesche (ss. Marta, Prosdocimo, Giustina) due comò della sacrestia, due vasi color bianco-oro; furono murate le finestre dello stanzone (“ad latrones deterrendos”). Circa 1975, rubate due tele di recente fattura (S.Prosdocimo e S.Marta, forse del Fabris), 8 scanni. 1982, “restaurato” con intervento di parrocchia comune, pro loco Possagno, Teodoro Vardanega, Marcello Cavarzan mureri, Danilo “faoro” restauro al campanile, al tetto e al sagrato. 1982, eseguiti scavi davanti alla chiesa, nel recinto detto del cimitero: trovati reperti fittili, resti ossa umane e uno scheletro intero sepolto secondo l’uso paleocristaino col capo a oriente, risalenti ai secc. XI-XV. 1984, collocate le due opere (olio su faesite): S.Prosdocimo e S.Marta di Pierfrancesco Vardanega. 1985, la organizzazione della festa passa dalla pro loco al comitato locale. 1989, risistemato e restaurato il solaio del campanile; 1989, Zannini pone due icone coi santi qui venerati e si colloca la nuova campana (costruita dalla fonderia F. De Paoli di Vittorio Veneto) donata dalle Cementi Piave. 1994, restaurati il tetto di chiesa e sacrestia. Interessanti: la statua della santa, in tasselli di legno, con palma del martirio e affissovi un cuore “per grazia ricevuta” (dietro l’altare si legge in matita: “Cunial Pietro contrada Rover portò questa S. Giustina in parte con Giovanni Casot Maria VF 11 giugno? 1866”; vi si leggono anche altre date, forse di interventi restaurativi della chiesa: 1891, 1929); bella via Crucis alle pareti (stampe forse Alinari) e tre grandi litografie a colori (Crocifisso, Cristo che predica dalla barca e Madonna con santi da Raffaello). Notevole l’altare in legno, con mensa in pietra rosa. Tomba nel pavimento, forse dei Rover, banco con cassetta per offerte delle anime, in sacrestia. Vi si portavano i parrocchiani non solo nel giorno della festa (7 ottobre) ma anche nei periodi siccitosi per chiedere la pioggia.

San Rocco
STRUTTURA ARCHITETTONICA MATERIALE DI COSTRUZIONE STATO DI CONSERVAZIONE
Pianta rettangolare con abside semiottagonale. Soffitto a 5 capriate. Adiacente sagrestia e annesso abitativo (ex). Facciata romanica. Contorni portale e finestre laterali in pietra con sovrastanti mezzaluna e rosone a stella a 8 punte. Muro sassi intonacato. Capriate in legno. Soffitto a vista in tavelle romboidali. Pavimento in pietra locale a quadroni disposti diagonalmente. Cornice esterna con pietra e mattoni. Crepa nell’abside lato nord. Intonaco esterno con crepe e scritte e qualche segno di distacco. Segni di umidità di fondo.
ANALISI DELLE SINGOLE OPERE
SOGGETTO DIMENSIONI E MATERIALI STATO DI CONSERVAZIONE CAUSE DEL DEGRADO GIUDIZIO ARTISTICO
1 Altare Base in muratura con rivestimento in legno Buono Discreto
2 Statua di S. Giustina 130 cm x 40 cm, legno stuccato, bianco Crepe e lacune sullo stucco Distacco naturale Buono
3 S. Prosdocimo, S. Marta 130 x 30 olio su faesite Buono Discreto
4 Due quadretti icone 20 x 30 olio su tavola Discreto
5 Acquasantiera ingresso nord Pietra rossa Buono Discreto
6 Piccola acquasantiera in sagrestia Lumachella Buono Buono
7 Torre campanaria Base sasso, fusto mattoni Buono

Testo interamente tratto da: “Religiosità a Possagno” A cura dell’Assessorato alla cultura del Comune di Possagno, Edizioni Tipografia Melchiorri, Crespano del Grappa aprile 1994

Indirizzo

Contrada Cunial, 46, 31054 Possagno TV

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